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La Storia del Convento

Il Convento dei Cappuccini di Amalfi è uno dei monumenti di maggiore significato dell’intera costiera amalfitana.
L' indiscutibile bellezza e suggestione dei luoghi, le scale di accesso, la grotta, l’ingresso, il Chiostro, i giardini dei limoni, la passeggiata dei monaci, sono stati più volte, ed in epoche diverse, ripresi da artisti, pittori, fotografi, e, più in generale, da semplici viaggiatori di tutto il mondo.
Il Complesso si eleva tra terrazzamenti coltivati a limoni, e lussureggianti giardini, un tempo aree coltivate, grazie anche ad un canale di acqua proveniente da Pogerola.

“S. Pietro a Toczolo” – La “Canonica” 1212

La fondazione del Cenobio viene fatta risalire al 1212 a cura del Cardinale Pietro Capuano, nobile cittadino amalfitano, nominato all'alta carica pontificia nel 1193 da Papa Celestino III.
Come luogo fu scelto il colle detto Falconcello o "Ballenule", un'ampia terrazza dominata da una suggestiva ed ampia grotta, poi franata nel 1899, in prossimità della chiesa preesistente di S. Pietro a Toczolo che , l’anno dopo la fondazione fu unita al monastero. Dopo la fondazione fu affidato ai canonici lateranensi (da cui la denominazione di Canonica), che lo ressero per i primi due anni fino al 1914. La scelta di insediarsi sotto l'antro di una grotta era una tradizione dell’inizio dell’ascetismo cristiano.
Il Fondatore stesso del monachesimo occidentale S. Benedetto, nel “Sacro Speco” di Subiaco, avviò l’esempio di una vita solitaria dedita alla preghiera e alla contemplazione. La scelta della grotta dei Cappuccini può essere ricondotta a questa tradizione, della quale del resto, vi sono episodi significativi anche in Costiera Amalfitana, quella notissima di S. Maria da Olearia di Maiori, e la Cappella, oggi scomparsa, di S. Croce, sulla spiaggia omonima di Vettica Minore.

L’Abbazia Cistercense 1214 - 1452

Nel 1214, dopo due anni dalla fondazione, il Cenobio fu affidato ai monaci cistercensi provenienti da Fossanova. Questi lo tennero come priorato fino all'assunzione del titolo di Abbazia, nel 1223, dopo di che, dieci anni più tardi, il Convento passò alle dirette dipendenze della casa madre cistercense di Clairvaux, in Francia.
I Cistercensi, inizialmente, avevano rifiutato l'offerta del Cardinale, sostenendo che la posizione topografica del Complesso non rispondeva ai loro dettami, e che il fabbricato e le doti erano insufficienti al sostentamento. Solo in seguito all'imposizione papale ed alla promessa di ulteriori entrate, nel giugno del 1214, un priore e otto monaci presero possesso della "Canonica" che, per asserzione dello stesso Pietro Capuano, era incompleta e avrebbe potuto essere ultimata in altri due anni, “adattandosi nel frattempo a celebrare nella vecchia chiesa attigua di S. Pietro a Toczolo e adattandosi nel frattempo a vivere precariamente”.
Sempre nel 1223, l'Imperatore Federico II, da Palermo, inviava uno speciale riconoscimento all'Abate di Amalfi, dichiarando di prenderlo sotto la propria speciale protezione e difesa, confermava al Monastero tutti i possedimenti donati.
Questi privilegi, ed il particolare benessere economico consentirono al Cenobio Cistercense un periodo di prosperità e di floridezza che consentì anche l'affermarsi di numerosi monaci probi e dotti provenienti dal convento amalfitano.
Tale stato di benessere durò fino alla prima metà del 1400; ma nonostante le attenzioni riservate all'istituzione religiosa da parte anche dei sovrani Angioini, tra il XIV ed il XV secolo, subentrò un lungo periodo di decadenza che portò al degrado delle fabbriche, favorito dalla posizione del sito molto ripido.
Nonostante che già dal 1384 il vicario generale dell'Ordine Cistercense avesse esonerato il monastero della Canonica di Amalfi dal pagamento di qualsiasi somma per le cattive condizioni delle sue rendite, ciò non impedì l'abbandono del convento da parte dei monaci cistercensi nel 1452.

La “Commenda” 1452 - 1583

Con l'abbandono dei monaci Cistercensi nel 1452, l'Università di Amalfi restaurò gli immobili e nello stesso anno il Papa Paolo II lo affidò in "commenda", sistema questo che, anche se portò la Chiesa almeno ad una saltuaria occupazione da parte dei religiosi delegati ad officiare, portò ad una graduale dispersione non solo delle rendite ma anche degli arredi e degli oggetti d'arte, degli archivi e della biblioteca, dovuto all'incuria dei vari responsabili.
Nel 1580 l'Università di Amalfi acquistò per 1300 ducati il monastero femminile di S. Basilio, per insediarvi i frati cappuccini, i quali non trovandosi a proprio agio, ottennero la permuta con il Monastero della Canonica e nel 1583 il governo civico donò il Convento a questo ordine religioso.

I Frati Cappuccini 1583 – 1813

I Frati Cappuccini ottenuto il Convento nel 1583, intrapresero a questo punto un vasto programma di recupero e di rifacimento, chiamando a dirigere l'impresa l'architetto cavese Matteo Vitale.
In quegli anni un centro di grande importanza dal punto di vista culturale era la Badia della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni. Con i Benedettini il lavoro, che per il mondo antico era considerato una condanna e che veniva svolto soltanto dalle classi subalterne assurgeva ora a regola: “ora et labora”. Il lavoro dei monaci assicurava, inoltre, la autosufficienza economica attraverso la coltivazione dei campi, l’allevamento del bestiame, le attività artigianali, ma era affiancato, come abbiamo visto dal lavoro intellettuale che consisteva nel leggere libri e soprattutto nel ricopiarli a mano per poterli studiare e tramandare.
I Frati restarono nel Convento di Amalfi per oltre due secoli, riorganizzando le strutture conventuali secondo la loro regola, celle singole, refettorio, cucina, abbattendo le parti che presentavano problemi statici (metà del chiostro) consolidando ed ampliando il Convento. Nel 1813, a seguito delle soppressioni dei beni ecclesiastici operate dopo l'occupazione napoleonica, lasciarono il Convento.

La Locanda 1813 – 1836

Dopo l’espulsione dei Frati Cappuccini, il Complesso fu proposto per l'insediamento del cimitero, e successivamente caduta questa destinazione solo per difficoltà formali e burocratiche, fu affidato all’Arcivescovo di Amalfi. Questi prima lo destinò a mensa vescovile e successivamente lo affidò come locanda ai coniugi Gambardella o Mansi.


I Frati Cappuccini di Salerno 1836 - 1866

Il Re Ferdinando II, aderendo alle richieste della popolazione e superando le resistenze della Curia, con decreto del 3 ottobre 1836 riuscì a farvi rientrare i Frati Minori Cappuccini di Salerno.
Il 1° maggio 1840 fu stipulato l'atto formale tra l'Arcivescovo Bianco ed il Provinciale dei Cappuccini di Salerno. I Frati Cappuccini restarono nel Convento solo fino al 1866, quando con R. D. il Convento fu definitivamente soppresso e passò in proprietà al Comune di Amalfi.

La Scuola Nautica 1866 - 1882

Nel novembre 1866 il Consiglio Comunale di Amalfi decise di insediare nel vecchio Convento, un Istituto nautico, che contribuisse al rilancio della tradizione marinara dell'antica Repubblica, ed affidò gli "urgenti lavori" di adattamento al nuovo uso all'architetto Giuseppe Bellotti.

L’Albergo Cappuccini 1882 – 2002

Per il migliore utilizzo del Convento come Albergo e per esigenze di sviluppo turistico, si è provveduti alla ricostruzione del lato crollato nel 1899, e nel 1939 la costruzione ex novo di un secondo corpo di fabbrica, che si articola intorno alla sala pranzo. Inoltre in particolare tra il 1935 ed il 1938, per iniziativa dell'Ente per le antichità e i monumenti della Provincia di Salerno, fu restaurato, con progetto dell'ing. Pasquale Pansa anche il chiostro.
Oggi, dopo un restauro unitario e soprattutto in linea con quello che un tempo era il Convento vi si può respirare l’atmosfera e la tranquillità dell’epoca; infatti il monumento si presenta maestoso nel complesso e splendido in alcune sue parti, e collocato in un eccezionale contesto ambientale.


La Chiesa e il Chiostro

La chiesa è costituita da un'unica navata, spartita in quattro campate, concluse da volte a crociera ogivali, che ripete lo schema ad abside piatto, ampiamente utilizzato dai cistercensi.
Lo stato attuale si deve ai rifacimenti operati in età tardo-barocca (le membrature in stucco, le lesene e cornici che ricoprono le pareti laterali) e gli interventi realizzati dai Frati Cappuccini, nel 1840, in particolare la sistemazione dell'area presbiteriale, con l'altare maggiore in marmo, ed il pavimento in cotto, con cornice e grandi inserti in maiolica.
Il chiostro, anziché affiancare la chiesa, come normalmente avviene, con una rara disposizione, evidentemente motivata dalla ristrettezza del piano di posa, si sviluppa davanti, costituendo una sorta di quadriportico, in origine direttamente accessibile dall'est
L'attuale configurazione del chiostro si deve, con tutta probabilità, agli interventi effettuati dai Cappuccini, nei primi decenni del loro insediamento, che avrebbero eliminato l' ala meridionale, forse afflitta da gravi problemi statici conseguenti al lungo abbandono, elevando al suo posto due piani di celle, attraverso un atrio, travolto dalla frana del 1899.

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